Udine Atto

Mozione del Consigliere Gallo e altri avente ad oggetto "Registrazione anagrafica dei bambini stranieri nati in Italia da genitori non regolarmente soggiornanti". (N. 2015/MZ/00038)

Mozione del Consiglio comunale N° 2015/MZ/00038 del 19 maggio 2015

Presentazione
Approvazione
19.5.2015
  • 31.5.2016
  • approvato

Firmatari

Testo

Il Presidente sottopone all’esame del Consiglio comunale la mozione che è del seguente tenore:

“IL CONSIGLIO COMUNALE

Premesso che:

il permesso di soggiorno e il permesso di soggiorno CE di lungo periodo (ex carta di soggiorno) consentono agli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale di accedere ai servizi dello Stato e quindi l'esibizione del permesso è richiesta dagli uffici ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni od altri provvedimenti di interesse dello straniero;

 l'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1988, n. 286, così come modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (art. 1 comma 22 lettera g), prevede che: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all'accesso alle prestazioni sanitarie di cui all'articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati;

la legge 15 luglio 2009, n. 94, sostituisce la precedente previsione normativa che estendeva la non sussistenza dell'obbligo a tutti i provvedimenti inerenti «gli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi»; 

il decreto legislativo, così novellato, escluderebbe, stando ad una interpretazione restrittiva, la possibilità per lo straniero irregolare di poter registrare anagraficamente la nascita di un figlio in territorio nazionale, in palese contrasto con  l'articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo,  fatta a New York il 20 novembre 1989, che l'Italia ha recepito con legge 27 maggio 1991, n. 176, che dichiara che «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi»; 

il Dipartimento per gli Affari interni e territoriali del Ministero dell'Interno, con circolare del 7 agosto 2009, precisava che «per le attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti il soggiorno» trattandosi di “dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell'interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”; 

Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale circa l'interpretazione dell'articolo 6 onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l'articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge;

Rilevato che:

i bambini ai quali è negata un’esistenza giuridicamente riconosciuta, una famiglia, una qualsivoglia cittadinanza, in Italia esistono come conferma anche il Gruppo Convention on the Rights of the Child (network attualmente composto da 85 soggetti del Terzo settore che dal 2000 esegue il monitoraggio sull’attuazione dei principi della Convenzione di New York sull’infanzia e l’adolescenza) che nei suoi rapporti afferma che “il timore dei genitori privi di permesso di soggiorno di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.”.

nel suo settimo e ultimo rapporto il gruppo CRC riferisce che l’ONU stessa chiede all’Italia i modificare su questo specifico punto la legge 94/2009. 

Evidenziato che quando si parla di “cittadinanza” per questi bambini non ci riferisce a quella che si acquisirebbe ius soli, fattispecie ad oggi non prevista dal nostro ordinamento, ma a quella che discende dai loro genitori alla quale anche oggi avrebbero diritto;

Preso atto che giacciono in Parlamento due proposte di legge – PDL n. 740 presentata il 13 aprile 2013 alla Camera dei Deputati e PDL n. 1562 presentata il 10 luglio 2014 al Senato - per modificare la norma che dal 2009 ostacola l’acquisizione del certificato di nascita per i figli dei migranti sans papier che nascono in Italia, proposte che ad oggi non sono state calendarizzate dalla rispettive Commissioni parlamentari;

Rilevato che la questione, sostenuta dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, dalla Società Italiana per la Medicina delle Migrazioni, dalla Garante regionale per i diritti dei minori, è stata portata all’attenzione anche della Presidenza della Repubblica ed ha formato oggetto di petizioni sottoscritte da singoli cittadine e cittadini e da numerosissime associazioni;

Tutto ciò premesso e considerato

Impegna

Il Sindaco e la Giunta a sollecitare i Presidenti delle competenti commissioni consiliari Affari Costituzionali di Camera e Senato a calendarizzare le proposte di legge suindicate, favorendone il sollecito iter al fine di ripristinare la certezza delle situazioni giuridiche riconoscendo ai bambini il diritto a un nome, all’appartenenza familiare e all’identità.

Udine, 19 maggio 2015

Chiara Gallo, Maria Teresa Azzarà, Eleonora Meloni, Mario Barel, Carlo Giacomello, Pierenrico Scalettaris, Monica Paviotti, Hosam El Sawy Aziz El Feky”


            (Pervenuta mediante posta elettronica)