Udine Atto

Mozione di sentimenti sottoscritta dal Consigliere Tanzi e altri avente ad oggetto la bandiera italiana strappata e data alle fiamme sotto la Loggia di San Giovanni e espressioni di solidarietà al Gruppo Udine Centro dell'Associazione Nazionale Alpini (ANA). (N. 2016/MZ/00038)

Mozione del Consiglio comunale N° 2016/MZ/00038 del 16 novembre 2016

Presentazione
Approvazione
16.11.2016
  • 16.11.2016
  • approvato

Firmatari

Testo

Il Presidente sottopone all’esame del Consiglio comunale la mozione di sentimenti che è del seguente tenore:

“IL CONSIGLIO COMUNALE


            RICHIAMATO


l’articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana che sancisce: “
                La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni
”;


            RICORDATO


che, il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti";

che, durante l'epoca napoleonica, tra il 1796 e il 1799 si sgretola l'antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana. La maggior parte non sopravvisse alla controffensiva austro-russa del 1799, altre confluirono, dopo la seconda campagna d'Italia, nel Regno Italico, che sarebbe durato fino al 1814. Tuttavia, esse rappresentano la prima espressione di quegli ideali d’indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento. E fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa;

che, durante il Risorgimento, nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "
                Raccolgaci un'unica bandiera, una speme

", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani. E quando si dischiuse la stagione del '48 e della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da Roma a Palermo. Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra d'indipendenza e che termina con queste parole:" (…) per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe (…) portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana." Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle bande del vessillo;

che, dall'Unità ai nostri giorni, segue una tappa importante quando il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d'indipendenza. Ma la mancanza di un’apposita legge al riguardo - emanata soltanto per gli stendardi militari - portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall'originaria, spesso addirittura arbitrarie. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall'arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l'emozione di quel momento. PRESIDENTE [Ruini] - Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni". (E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati applausi.);


            APPRESO


che, nella notte tra lunedì 31 ottobre e martedì 1 novembre 2016 nel cuore della città, in piazza della Libertà, e precisamente sotto la Loggia di San Giovanni, il Tricolore è stato strappato dalle arcate allestite in occasione della ricorrenza del 4 novembre, festa delle Forze Armate, e dato alle fiamme e gettato a terra. Nella parte bianca è stata disegnata una “A” cerchiata, solitamente utilizzata per richiamare ambienti anarchici;


            CONSIDERATO


che, un altro simile episodio risalente alla notte tra il 24 e il 25 aprile, alla vigilia del sessantesimo anno della Festa della Liberazione, alcuni vandali avevano bruciato due delle otto bandiere italiane che sventolavano sui portici, riducendole a brandelli e lasciandole sul pavimento della loggia;


            VISTO



            l’art. 292 c.p. (Vilipendio o danneggiamento alla bandiera o ad altro emblema dello Stato), “Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale. Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni. Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali”. 



            CONSIDERATO


che, più di qualche volta sia la Loggia di San Giovanni e sia la Loggia del Lionello sono stati oggetto di atti di vandalismo, di degrado, di assembramenti e bivacchi;


            RIBADITA


la ferma condanna del deplorevole gesto, vile e d’inciviltà inaudita, poiché strappare la bandiera italiana e darla alle fiamme sono entrambi vilipendio di una gravità inconcepibile;


Tutto ciò premesso, il Consiglio Comunale, 


            ESPRIME


sdegno sull’accaduto in considerazione che la bandiera italiana quale simbolo della Repubblica Italiana, rappresenta la Patria e l’Unità nazionale, ma anche il sacrificio di migliaia di persone, soldati e civili che hanno perso la vita per difendere il Tricolore e i confini di un’intera comunità;

inoltre, una ferma condanna ogni atto di violenza, in particolare all’avanzare di nuovi estremismi che non vanno sottovalutati, al solo scopo di delegittimare l’Italia e l’Europa;


            ESPRIME


altresì solidarietà e vicinanza al Gruppo di Udine Centro dell’Associazione Nazionale Alpini, su quanto accaduto, poiché non solo ha la propria sede sotto la Loggia di San Giovanni, ma da sempre è impegnato nell’allestimento della stessa in occasione delle diverse ricorrenze e cerimonie ufficiali;


            AUSPICA


il massimo impegno delle Istituzioni e delle forze dell’ordine, affinché facciano piena chiarezza su questo vergognoso e oltraggioso gesto, e gli autori stessi siano rintracciati.


            INVITA


Il Sindaco e la Giunta a farsi promotori, nei modi ritenuti più opportuni, con iniziative e azioni concrete vietando assembramenti e bivacchi a qualunque ora del giorno sia sotto la Loggia di San Giovanni sia sotto la Loggia del Lionello, al fine di evitare che tali episodi gravi, e non solo, si ripetano in futuro.

Udine, 07/11/2016


F.to I Consiglieri comunali


Vincenzo Tanzi – FI, Paolo Pizzocaro – Per Udine, Maurizio Vuerli – FI, Enrico Berti – PDL per Ioan, Giovanni Marsico, Renzo Pravisano – PDL per Ioan, Lorenzo Bosetti, Mirko Bortolin – UDC”