Udine Atto

Mozione del Consigliere Gallanda avente ad oggetto "Riflessioni sulla generazione perduta". (Presentata in data 16.02.2017) (N. 2017/MZ/00013)

Mozione del Consiglio comunale N° 2017/MZ/00013 del 16 febbraio 2017

Presentazione
Approvazione
16.2.2017

Firmatari

Testo

La consigliera comunale Claudia Gallanda


PREMESSO CHE
la Costituzione Italiana, nei Principi fondamentali, cita:
all'Art. 1 "L’Italia e` una Repubblica democratica, fondata sul lavoro", 
e all'Art. 3, 2° comma "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese",
nei giorni scorsi, abbiamo tristemente appreso dagli organi di stampa la notizia che Michele, un ragazzo precario di 30 anni della nostra provincia, si era tolto la vita, perché "non ce la faceva più",
la lettera che ci ha lasciato, lucidissima e puntuale, denuncia senza mezzi termini la situazione di disagio vissuta da molti dei nostri giovani, che vedono davanti a loro una perenne precarietà, e tutto ciò che essa comporta, nel quotidiano e nei rapporti con gli altri, 
la lettera che ci ha lasciato, pubblicata per volontà dei genitori, perché questo grido di dolore e ribellione non cadesse nel vuoto, che riporto quale parte integrante di questo atto, è questa:

            "Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco. Quel qualcuno non è in grado di stabilire quali sono i limiti di sopportazione, perché sono soggettivi, non oggettivi.


            Ho cercato di essere una brava persona, ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi, ho cercato di darmi un senso e uno scopo usando le mie risorse, di fare del malessere un’arte.


            Ma le domande non finiscono mai, e io di sentirne sono stufo. E sono stufo anche di pormene. Sono stufo di fare sforzi senza ottenere risultati, stufo di critiche, stufo di colloqui di lavoro come grafico inutili, stufo di sprecare sentimenti e desideri per l’altro genere (che evidentemente non ha bisogno di me), stufo di invidiare, stufo di chiedermi cosa si prova a vincere, di dover giustificare la mia esistenza senza averla determinata, stufo di dover rispondere alle aspettative di tutti senza aver mai visto soddisfatte le mie, stufo di fare buon viso a pessima sorte, di fingere interesse, di illudermi, di essere preso in giro, di essere messo da parte e di sentirmi dire che la sensibilità è una grande qualità.


            Tutte balle. Se la sensibilità fosse davvero una grande qualità, sarebbe oggetto di ricerca. Non lo è mai stata e mai lo sarà, perché questa è la realtà sbagliata, è una dimensione dove conta la praticità che non premia i talenti, le alternative, sbeffeggia le ambizioni, insulta i sogni e qualunque cosa non si possa inquadrare nella cosiddetta normalità. Non la posso riconoscere come mia.


            Da questa realtà non si può pretendere niente. Non si può pretendere un lavoro, non si può pretendere di essere amati, non si possono pretendere riconoscimenti, non si può pretendere di pretendere la sicurezza, non si può pretendere un ambiente stabile.


            A quest’ultimo proposito, le cose per voi si metteranno talmente male che tra un po’ non potrete pretendere nemmeno cibo, elettricità o acqua corrente, ma ovviamente non è più un mio problema. Il futuro sarà un disastro a cui non voglio assistere, e nemmeno partecipare. Buona fortuna a chi se la sente di affrontarlo.


            Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno mi può costringere a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive.


            Non ci sono le condizioni per impormi, e io non ho i poteri o i mezzi per crearle. Non sono rappresentato da niente di ciò che vedo e non gli attribuisco nessun senso: io non c’entro nulla con tutto questo. Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, o quello che spetta di diritto, cercando di cavare il meglio dal peggio che si sia mai visto per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione.


            Di no come risposta non si vive, di no si muore, e non c’è mai stato posto qui per ciò che volevo, quindi in realtà, non sono mai esistito. Io non ho tradito, io mi sento tradito, da un’epoca che si permette di accantonarmi, invece di accogliermi come sarebbe suo dovere fare.


            Lo stato generale delle cose per me è inaccettabile, non intendo più farmene carico e penso che sia giusto che ogni tanto qualcuno ricordi a tutti che siamo liberi, che esiste l’alternativa al soffrire: smettere. Se vivere non può essere un piacere, allora non può nemmeno diventare un obbligo, e io l’ho dimostrato. Mi rendo conto di fare del male e di darvi un enorme dolore, ma la mia rabbia ormai è tale che se non faccio questo, finirà ancora peggio, e di altro odio non c’è davvero bisogno.


            Sono entrato in questo mondo da persona libera, e da persona libera ne sono uscito, perché non mi piaceva nemmeno un po’. Basta con le ipocrisie.


            Non mi faccio ricattare dal fatto che è l’unico possibile, io modello unico non funziona. Siete voi che fate i conti con me, non io con voi. Io sono un anticonformista, da sempre, e ho il diritto di dire ciò che penso, di fare la mia scelta, a qualsiasi costo. Non esiste niente che non si possa separare, la morte è solo lo strumento. Il libero arbitrio obbedisce all’individuo, non ai comodi degli altri.


            Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è. È solo delusione. Mi è passata la voglia: non qui e non ora. Non posso imporre la mia essenza, ma la mia assenza si, e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.


            Perdonatemi, mamma e papà, se potete, ma ora sono di nuovo a casa. Sto bene.


            Dentro di me non c’era caos. Dentro di me c’era ordine. Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità. Chiedo scusa a tutti i miei amici. Non odiatemi. Grazie per i bei momenti  insieme, siete tutti migliori di me. Questo non è un insulto alle mie origini, ma un’accusa di alto tradimento.


            P.S. Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi.


            Ho resistito finché ho potuto".


            Michele

questa lettera, insieme al gesto del ragazzo, ha sensibilizzato molto l'opinione pubblica,
nei giorni scorsi mi è pervenuta una missiva della Sig.ra Anna Zilli, cittadina di Udine, "una mamma di Udine" come Lei si definisce, che pone delle questioni ben precise, chiedendomi di riportarle in questa, e, tramite questa, in altre sedi,
la lettera della signora, che riporto quale parte integrante di questo atto, è questa:

            "Per la generazione di Michele e per tutti gli invisibili


            Vorrei che il mio grido di dolore, disperazione e sconforto si unisse al grido di rabbia di Michele, il ragazzo che nei giorni scorsi ha sconvolto le nostre coscienze scrivendo una lettera d’addio , prima di togliersi la vita, che è una denuncia delle brutture del nostro modo di vivere.


            Per me Michele è come Jan Palach, che non avendo altri mezzi per farsi sentire lancia col suo gesto “una speranza nel cielo di Praga”, e Michele lancia una speranza nel cupo cielo italiano, dove una generazione intera sta per essere inghiottita in un buco nero.



            Michele è come i miei figli, come i loro amici, figli di una plebe a cui è consentito solo di subire le scelte di un potere scellerato e indifferente. Noi siamo sudditi e la nostra unica funzione è quella di pagare le tasse affinché quelli che non ci rappresentano, ma pretendono di farlo, perpetuino privilegi vergognosi, ma solo per loro e per i pochi che riescono a farsi ascoltare (probabilmente amici e parenti). Li chiamano diritti acquisiti, diritti riconosciuti come tali solo a una ristretta cerchia di persone. A noi, invece, non viene riconosciuto nemmeno il diritto di vedere crescere in serenità i nostri figli e a loro è negato anche il diritto ad una vita dignitosa.


            Non ne possiamo più di questa politica che per un anno si è masturbata con la riforma costituzionale e che adesso si appresta a fare altrettanto con la legge elettorale. E’ bene che si sappia: a noi, popolo bue, non interessa in alcun modo, non per carenza di capacità di comprensione, ma perché abbiamo altre priorità, molto più urgenti.


            Michele chiedeva solo di avere un lavoro che gli desse dignità e gli consentisse di poter sognare la propria vita non solo fino all’indomani. Quando sento che gli assenteisti, colti in flagrante, vengono assolti dai giudici e comunque sempre reintegrati nel loro posto di lavoro, penso di non appartenere a questo mondo. Che senso può avere insegnare ai nostri figli ad essere onesti, di tendere ad un lavoro, qualsiasi esso sia, purché condotto in modo irreprensibile? Le nostre istituzioni hanno bisogno di gente ingenua e noi forniamo carne da macello per il loro tritacarne. Mi sento complice di quanto è accaduto a Michele, ma non solo a lui: forse noi genitori di questa generazione perduta non abbiamo fatto abbastanza per proteggere i nostri figli da questo sistema mostruoso e disumano, privo di valori e di capacità di rigenerarsi in base alle esigenze della maggioranza della popolazione.


            Quello che adesso voglio, anzi pretendo, è che in nome di Michele e dei suoi coetanei che hanno deciso di lasciarci in questa situazione priva di prospettive, vengano fatte serie politiche per l’accesso al lavoro, non precario e sottopagato, per i ragazzi di questa generazione. Michele ha perseguito in tutti i modi il tentativo di costruirsi una vita normale, gli è stata semplicemente negata, le sue richieste sono cadute nel vuoto, tutti i suoi interlocutori sono rimasti indifferenti, nonostante la sua disponibilità ad adattarsi a qualsiasi richiesta, nonostante tutti i corsi professionalizzanti che aveva frequentato (a proposito ho il sospetto che anche quella della qualificazione sia l’ennesima truffa che viene perpetrata ai danni di noi popolo credulone, i corsi probabilmente hanno lo scopo principale di finanziare dei marpioni, ben ammanicati, e non di dare ai ragazzi che li frequentano gli strumenti per accedere al mercato del lavoro).



            E’ ora che tutti quanti, politici, sindacati e poteri costituiti in genere decidano che finalmente è arrivato il momento di virare bruscamente; non so per quanto, noi della plebe, potremo ancora resistere ad essere trattati in questo modo.


            Anna Zilli



            Una mamma di Udine" 


PRESO ATTO
di tutto quanto sopra esposto,
RITENUTO
di fondamentale importanza una presa di posizione delle istituzioni locali affinché facciano pressione sulla Regione e sullo Stato per riconoscere l’importanza del LAVORO molto prima che dell'assistenzialismo sociale, a tutela della dignità della persona, come ribadito anche dalla nostra Costituzione,
TUTTO CIO' PREMESSO
IL CONSIGLIO COMUNALE DI UDINE
IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE,
per quanto di loro competenza,

a chiedere al Governo nazionale, per il tramite del Presidente del Consiglio Comunale:

1) di procedere, nelle opportune sedi nazionali, in tempi adeguati considerata la gravità dell'emergenza lavoro, non più rinviabile, alla creazione di tavoli di discussione trasversali, con la partecipazione di rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, di rappresentanti delle categorie, di esperti sul tema, a vario titolo, per trovare, in tempi brevi, soluzioni semplici ed efficaci al problema della carenza del lavoro, della fuga all'estero di molti giovani e della sofferenza delle imprese, sburocratizzando gli iter e analizzando e se serve, copiando quello che altri paesi fanno,

2) di procedere quindi, dopo queste analisi, in base alle stesse, alla tempestiva modifica delle leggi e delle normative esistenti sul tema lavoro, 

3) di procedere, senza ulteriori indugi, entro 90 gg. dall'approvazione di questo punto della mozione, a compensare in maniera definiva tutti i debiti che la pubblica amministrazione ha ancora, a vario titolo e a vari livelli, con le imprese creditrici, che a volte falliscono proprio per questo motivo,

4) a sollecitare a questo scopo altri amministratori della nostra regione, come pure la stessa Regione FVG e la stessa Presidente Serracchiani, anche in virtù del suo doppio ruolo di attuale Presidente della Regione FVG e di vicesegretario nazionale del Partito Democratico, ad impegnarsi in prima persona per la proposizione delle modifiche sopra citate e alla creazione di tavoli trasversali di discussione di proposte e soluzioni sul tema anche in regione.
Udine, 16.02.2017.
I consiglieri comunali: 
Claudia Gallanda M5S


            (Pervenuta mediante posta elettronica)